Gazzetta n. 226 del 26 settembre 2024 (vai al sommario)
DECRETO LEGISLATIVO 4 settembre 2024, n. 135
Attuazione della direttiva (UE) 2022/431 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2022, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri» e, in particolare, l'articolo 14;
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante «Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea» e, in particolare, gli articoli 31 e 32;
Vista la legge 21 febbraio 2024, n. 15, recante «Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2022-2023» e, in particolare, l'articolo 8 che reca «Principi e criteri direttivi per l'esercizio della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2022/431, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro»;
Vista la direttiva 2022/431/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2022, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro;
Vista la direttiva 2004/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione durante il lavoro;
Visto il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante «Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro» e, in particolare, il titolo IX, capo II, concernente la protezione dall'esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni;
Considerato il Piano europeo di lotta contro il cancro, di cui alla comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio del 3 febbraio 2021, COM (2021) 44 definitivo;
Sentite le parti sociali in data 4 giugno 2024;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 4 giugno 2024;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 27 giugno 2024;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 30 agosto 2024;
Sulla proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri della salute, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della giustizia e dell'economia e delle finanze;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1
Modifiche all'articolo 26 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 26, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «di agenti cancerogeni, mutageni o biologici,» sono sostituite dalle seguenti: «di agenti cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione o biologici,».

N O T E

Avvertenza:
- Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia ai sensi
dell'articolo 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e' operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
- Per gli atti dell'Unione europea vengono forniti gli
estremi di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
dell'Unione europea (GUUE).
Note alle premesse:
- L'art. 76 della Costituzione stabilisce che
l'esercizio della funzione legislativa non puo' essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
- L'art. 87, quinto comma, della Costituzione
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi ed emanare i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
- Il testo dell'art. 14, comma 1, della legge 23 agosto
1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n.
214, S.O., cosi' recita:
«Art. 14 (Decreti legislativi). - 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell'articolo 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di «decreto legislativo» e
con l'indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.».
- Il testo degli articoli 31 e 32 della legge 24
dicembre 2012, n. 234 (Norme generali sulla partecipazione
dell'Italia alla formazione e all'attuazione della
normativa e delle politiche dell'Unione europea),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 4 gennaio 2013, n. 3,
cosi' recita:
«Art. 31 (Procedure per l'esercizio delle deleghe
legislative conferite al Governo con la legge di
delegazione europea). - 1. In relazione alle deleghe
legislative conferite con la legge di delegazione europea
per il recepimento delle direttive, il Governo adotta i
decreti legislativi entro il termine di quattro mesi
antecedenti a quello di recepimento indicato in ciascuna
delle direttive; per le direttive il cui termine cosi'
determinato sia gia' scaduto alla data di entrata in vigore
della legge di delegazione europea, ovvero scada nei tre
mesi successivi, il Governo adotta i decreti legislativi di
recepimento entro tre mesi dalla data di entrata in vigore
della medesima legge; per le direttive che non prevedono un
termine di recepimento, il Governo adotta i relativi
decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata
in vigore della legge di delegazione europea.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto
dell'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro per gli affari europei e del Ministro con
competenza prevalente nella materia, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia,
dell'economia e delle finanze e con gli altri Ministri
interessati in relazione all'oggetto della direttiva. I
decreti legislativi sono accompagnati da una tabella di
concordanza tra le disposizioni in essi previste e quelle
della direttiva da recepire, predisposta
dall'amministrazione con competenza istituzionale
prevalente nella materia.
3. La legge di delegazione europea indica le
direttive in relazione alle quali sugli schemi dei decreti
legislativi di recepimento e' acquisito il parere delle
competenti Commissioni parlamentari della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica. In tal caso gli
schemi dei decreti legislativi sono trasmessi, dopo
l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
affinche' su di essi sia espresso il parere delle
competenti Commissioni parlamentari. Decorsi quaranta
giorni dalla data di trasmissione, i decreti sono emanati
anche in mancanza del parere. Qualora il termine per
l'espressione del parere parlamentare di cui al presente
comma ovvero i diversi termini previsti dai commi 4 e 9
scadano nei trenta giorni che precedono la scadenza dei
termini di delega previsti ai commi 1 o 5 o
successivamente, questi ultimi sono prorogati di tre mesi.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
recepimento delle direttive che comportino conseguenze
finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui
all'articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n.
196. Su di essi e' richiesto anche il parere delle
Commissioni parlamentari competenti per i profili
finanziari. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle
condizioni formulate con riferimento all'esigenza di
garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della
Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati
dei necessari elementi integrativi d'informazione, per i
pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti
per i profili finanziari, che devono essere espressi entro
venti giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in
vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma
1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati
dalla legge di delegazione europea, il Governo puo'
adottare, con la procedura indicata nei commi 2, 3 e 4,
disposizioni integrative e correttive dei decreti
legislativi emanati ai sensi del citato comma 1, fatto
salvo il diverso termine previsto dal comma 6.
6. Con la procedura di cui ai commi 2, 3 e 4 il
Governo puo' adottare disposizioni integrative e correttive
di decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1, al
fine di recepire atti delegati dell'Unione europea di cui
all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, che modificano o integrano direttive recepite con
tali decreti legislativi. Le disposizioni integrative e
correttive di cui al primo periodo sono adottate nel
termine di cui al comma 5 o nel diverso termine fissato
dalla legge di delegazione europea. Resta ferma la
disciplina di cui all'articolo 36 per il recepimento degli
atti delegati dell'Unione europea che recano meri
adeguamenti tecnici.
7. I decreti legislativi di recepimento delle
direttive previste dalla legge di delegazione europea,
adottati, ai sensi dell'articolo 117, quinto comma, della
Costituzione, nelle materie di competenza legislativa delle
regioni e delle province autonome, si applicano alle
condizioni e secondo le procedure di cui all'articolo 41,
comma 1.
8. I decreti legislativi adottati ai sensi
dell'articolo 33 e attinenti a materie di competenza
legislativa delle regioni e delle province autonome sono
emanati alle condizioni e secondo le procedure di cui
all'articolo 41, comma 1.
9. Il Governo, quando non intende conformarsi ai
pareri parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni
penali contenute negli schemi di decreti legislativi
recanti attuazione delle direttive, ritrasmette i testi,
con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, alla
Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Decorsi
venti giorni dalla data di ritrasmissione, i decreti sono
emanati anche in mancanza di nuovo parere.».
«Art. 32 (Principi e criteri direttivi generali di
delega per l'attuazione del diritto dell'Unione europea). -
1. Salvi gli specifici principi e criteri direttivi
stabiliti dalla legge di delegazione europea e in aggiunta
a quelli contenuti nelle direttive da attuare, i decreti
legislativi di cui all'articolo 31 sono informati ai
seguenti principi e criteri direttivi generali:
a) le amministrazioni direttamente interessate
provvedono all'attuazione dei decreti legislativi con le
ordinarie strutture amministrative, secondo il principio
della massima semplificazione dei procedimenti e delle
modalita' di organizzazione e di esercizio delle funzioni e
dei servizi;
b) ai fini di un migliore coordinamento con le
discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla
normativa da attuare, sono introdotte le occorrenti
modificazioni alle discipline stesse, anche attraverso il
riassetto e la semplificazione normativi con l'indicazione
esplicita delle norme abrogate, fatti salvi i procedimenti
oggetto di semplificazione amministrativa ovvero le materie
oggetto di delegificazione;
c) gli atti di recepimento di direttive dell'Unione
europea non possono prevedere l'introduzione o il
mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli
minimi richiesti dalle direttive stesse, ai sensi
dell'articolo 14, commi 24-bis, 24-ter e 24-quater, della
legge 28 novembre 2005, n. 246;
d) al di fuori dei casi previsti dalle norme penali
vigenti, ove necessario per assicurare l'osservanza delle
disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono
previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni
alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali,
nei limiti, rispettivamente, dell'ammenda fino a 150.000
euro e dell'arresto fino a tre anni, sono previste, in via
alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni
ledano o espongano a pericolo interessi costituzionalmente
protetti. In tali casi sono previste: la pena dell'ammenda
alternativa all'arresto per le infrazioni che espongano a
pericolo o danneggino l'interesse protetto; la pena
dell'arresto congiunta a quella dell'ammenda per le
infrazioni che rechino un danno di particolare gravita'.
Nelle predette ipotesi, in luogo dell'arresto e
dell'ammenda, possono essere previste anche le sanzioni
alternative di cui agli articoli 53 e seguenti del decreto
legislativo 28 agosto 2000, n. 274, e la relativa
competenza del giudice di pace. La sanzione amministrativa
del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non
superiore a 150.000 euro e' prevista per le infrazioni che
ledono o espongono a pericolo interessi diversi da quelli
indicati dalla presente lettera. Nell'ambito dei limiti
minimi e massimi previsti, le sanzioni indicate dalla
presente lettera sono determinate nella loro entita',
tenendo conto della diversa potenzialita' lesiva
dell'interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in
astratto, di specifiche qualita' personali del colpevole,
comprese quelle che impongono particolari doveri di
prevenzione, controllo o vigilanza, nonche' del vantaggio
patrimoniale che l'infrazione puo' recare al colpevole
ovvero alla persona o all'ente nel cui interesse egli
agisce. Ove necessario per assicurare l'osservanza delle
disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono
previste inoltre le sanzioni amministrative accessorie
della sospensione fino a sei mesi e, nei casi piu' gravi,
della privazione definitiva di facolta' e diritti derivanti
da provvedimenti dell'amministrazione, nonche' sanzioni
penali accessorie nei limiti stabiliti dal codice penale.
Al medesimo fine e' prevista la confisca
obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a
commettere l'illecito amministrativo o il reato previsti
dai medesimi decreti legislativi, nel rispetto dei limiti
stabiliti dall'articolo 240, terzo e quarto comma, del
codice penale e dall'articolo 20 della legge 24 novembre
1981, n. 689, e successive modificazioni. Entro i limiti di
pena indicati nella presente lettera sono previste sanzioni
anche accessorie identiche a quelle eventualmente gia'
comminate dalle leggi vigenti per violazioni omogenee e di
pari offensivita' rispetto alle infrazioni alle
disposizioni dei decreti legislativi. Nelle materie di cui
all'articolo 117, quarto comma, della Costituzione, le
sanzioni amministrative sono determinate dalle regioni;
e) al recepimento di direttive o all'attuazione di
altri atti dell'Unione europea che modificano precedenti
direttive o atti gia' attuati con legge o con decreto
legislativo si procede, se la modificazione non comporta
ampliamento della materia regolata, apportando le
corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto
legislativo di attuazione della direttiva o di altro atto
modificato;
f) nella redazione dei decreti legislativi di cui
all'articolo 31 si tiene conto delle eventuali
modificazioni delle direttive dell'Unione europea comunque
intervenute fino al momento dell'esercizio della delega;
g) quando si verifichino sovrapposizioni di
competenze tra amministrazioni diverse o comunque siano
coinvolte le competenze di piu' amministrazioni statali, i
decreti legislativi individuano, attraverso le piu'
opportune forme di coordinamento, rispettando i principi di
sussidiarieta', differenziazione, adeguatezza e leale
collaborazione e le competenze delle regioni e degli altri
enti territoriali, le procedure per salvaguardare
l'unitarieta' dei processi decisionali, la trasparenza, la
celerita', l'efficacia e l'economicita' nell'azione
amministrativa e la chiara individuazione dei soggetti
responsabili;
h) qualora non siano di ostacolo i diversi termini
di recepimento, vengono attuate con un unico decreto
legislativo le direttive che riguardano le stesse materie o
che comunque comportano modifiche degli stessi atti
normativi;
i) e' assicurata la parita' di trattamento dei
cittadini italiani rispetto ai cittadini degli altri Stati
membri dell'Unione europea e non puo' essere previsto in
ogni caso un trattamento sfavorevole dei cittadini
italiani.».
- Si riporta l'art. 8 della legge 21 febbraio 2024, n.
15 «Delega al Governo per il recepimento delle direttive
europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea -
Legge di delegazione europea 2022-2023», pubblicata nella
Gazz. Uff. 24 febbraio 2024, n. 46:
«Art. 8 (Principi e criteri direttivi per l'esercizio
della delega per il recepimento della direttiva (UE)
2022/431, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla
protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da
un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il
lavoro). - 1. Nell'esercizio della delega per il
recepimento della direttiva (UE) 2022/431 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2022, il Governo
osserva, oltre ai principi e criteri direttivi generali di
cui all'articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234,
anche i seguenti principi e criteri direttivi specifici:
a) apportare alla normativa vigente le
modificazioni necessarie ad assicurare la corretta
applicazione della direttiva (UE) 2022/431, in conformita'
al Piano europeo di lotta contro il cancro, di cui alla
comunicazione della Commissione europea COM(2021) 44
definitivo, del 3 febbraio 2021, in particolare attraverso
la previsione di obblighi specifici del datore di lavoro,
anche in materia di formazione ovvero informazione, in
ragione del nuovo campo di applicazione della direttiva,
sentita anche la comunita' scientifica in materia di
formazione, protocolli, sorveglianza e monitoraggio;
b) aggiornare l'attuale sistema di sorveglianza
sanitaria, al fine di assicurare la corretta applicazione
della direttiva (UE) 2022/431.».
- Il presente decreto legislativo ha apportato
unicamente modificazioni al Decreto Legislativo 9 aprile
2008, n. 81 recante "" e , in particolare, il titolo IX,
capo II, concernente la protezione dall'esposizione ad
agenti cancerogeni e mutageni alle nuove disposizioni della
Direttiva (UE) 2022/431.

Note all'art. 1:
- Si riporta l'art. 26 del decreto legislativo 9 aprile
2008, n. 81, (Attuazione dell'articolo 1 della legge 3
agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), pubblicato nella
Gazz. Uff. 30 aprile 2008, n. 101, S.O., come modificato
dal presente decreto:
«Art. 26 (Obblighi connessi si contratti di appalto o
d'opera o di somministrazione). - 1. Il datore di lavoro,
in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture
all'impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi
all'interno della propria azienda, o di una singola unita'
produttiva della stessa, nonche' nell'ambito dell'intero
ciclo produttivo dell'azienda medesima, sempre che abbia la
disponibilita' giuridica dei luoghi in cui si svolge
l'appalto o la prestazione di lavoro autonomo:
a) verifica, con le modalita' previste dal decreto
di cui all'articolo 6, comma 8, lettera g), l'idoneita'
tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei
lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e
alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto
d'opera o di somministrazione. Fino alla data di entrata in
vigore del decreto di cui al periodo che precede, la
verifica e' eseguita attraverso le seguenti modalita':
1) acquisizione del certificato di iscrizione
alla camera di commercio, industria e artigianato;
2) acquisizione dell'autocertificazione
dell'impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del
possesso dei requisiti di idoneita' tecnico professionale,
ai sensi dell'articolo 47 del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445;
b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate
informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente
in cui sono destinati ad operare e sulle misure di
prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla
propria attivita'.
2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, i datori di
lavoro, ivi compresi i subappaltatori:
a) cooperano all'attuazione delle misure di
prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti
sull'attivita' lavorativa oggetto dell'appalto;
b) coordinano gli interventi di protezione e
prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori,
informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare
rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse
imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva.
3. Il datore di lavoro committente promuove la
cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2,
elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che
indichi le misure adottate per eliminare o, ove cio' non e'
possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze
ovvero individuando, limitatamente ai settori di attivita'
a basso rischio di infortuni e malattie professionali di
cui all'articolo 29, comma 6-ter, con riferimento sia
all'attivita' del datore di lavoro committente sia alle
attivita' dell'impresa appaltatrice e dei lavoratori
autonomi, un proprio incaricato, in possesso di formazione,
esperienza e competenza professionali, adeguate e
specifiche in relazione all'incarico conferito, nonche' di
periodico aggiornamento e di conoscenza diretta
dell'ambiente di lavoro, per sovrintendere a tali
cooperazione e coordinamento. In caso di redazione del
documento esso e' allegato al contratto di appalto o di
opera e deve essere adeguato in funzione dell'evoluzione
dei lavori, servizi e forniture. A tali dati accedono il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli
organismi locali delle organizzazioni sindacali dei
lavoratori comparativamente piu' rappresentative a livello
nazionale. Dell'individuazione dell'incaricato di cui al
primo periodo o della sua sostituzione deve essere data
immediata evidenza nel contratto di appalto o di opera.
Le disposizioni del presente comma non si applicano
ai rischi specifici propri dell'attivita' delle imprese
appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Nell'ambito
di applicazione del codice di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, tale documento e' redatto, ai fini
dell'affidamento del contratto, dal soggetto titolare del
potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dello
specifico appalto.
3-bis. Ferme restando le disposizioni di cui ai commi
1 e 2, l'obbligo di cui al comma 3 non si applica ai
servizi di natura intellettuale, alle mere forniture di
materiali o attrezzature, ai lavori o servizi la cui durata
non e' superiore a cinque uomini-giorno, sempre che essi
non comportino rischi derivanti dal rischio di incendio di
livello elevato, ai sensi del decreto del Ministro
dell'interno 10 marzo 1998, pubblicato nel supplemento
ordinario n. 64 alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile
1998, o dallo svolgimento di attivita' in ambienti
confinati, di cui al regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, o
dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni, tossici per
la riproduzione o biologici, di amianto o di atmosfere
esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui
all'allegato XI del presente decreto. Ai fini del presente
comma, per uomini-giorno si intende l'entita' presunta dei
lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle
giornate di lavoro necessarie all'effettuazione dei lavori,
servizi o forniture considerata con riferimento all'arco
temporale di un anno dall'inizio dei lavori.
3-ter. Nei casi in cui il contratto sia affidato dai
soggetti di cui all'articolo 3, comma 34, del decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o in tutti i casi in
cui il datore di lavoro non coincide con il committente, il
soggetto che affida il contratto redige il documento di
valutazione dei rischi da interferenze recante una
valutazione ricognitiva dei rischi standard relativi alla
tipologia della prestazione che potrebbero potenzialmente
derivare dall'esecuzione del contratto. Il soggetto presso
il quale deve essere eseguito il contratto, prima
dell'inizio dell'esecuzione, integra il predetto documento
riferendolo ai rischi specifici da interferenza presenti
nei luoghi in cui verra' espletato l'appalto;
l'integrazione, sottoscritta per accettazione
dall'esecutore, integra gli atti contrattuali.
4. Ferme restando le disposizioni di legge vigenti in
materia di responsabilita' solidale per il mancato
pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali
e assicurativi, l'imprenditore committente risponde in
solido con l'appaltatore, nonche' con ciascuno degli
eventuali subappaltatori, per tutti i danni per i quali il
lavoratore, dipendente dall'appaltatore o dal
subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera
dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro (INAIL) o dell'Istituto di previdenza
per il settore marittimo (IPSEMA). Le disposizioni del
presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei
rischi specifici propri dell'attivita' delle imprese
appaltatrici o subappaltatrici.
5. Nei singoli contratti di subappalto, di appalto e
di somministrazione, anche qualora in essere al momento
della data di entrata in vigore del presente decreto, di
cui agli articoli 1559, ad esclusione dei contratti di
somministrazione di beni e servizi essenziali, 1655, 1656 e
1677 del codice civile, devono essere specificamente
indicati a pena di nullita' ai sensi dell'articolo 1418 del
codice civile i costi relativi alla sicurezza del lavoro
con particolare riferimento a quelli propri connessi allo
specifico appalto. I costi di cui primo periodo non sono
soggetti a ribasso.
Con riferimento ai contratti di cui al precedente
periodo stipulati prima del 25 agosto 2007 i costi della
sicurezza del lavoro devono essere indicati entro il 31
dicembre 2008, qualora gli stessi contratti siano ancora in
corso a tale data. A tali dati possono accedere, su
richiesta, il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza e gli organismi locali delle organizzazioni
sindacali dei lavoratori comparativamente piu'
rappresentative a livello nazionale.
6. Nella predisposizione delle gare di appalto e
nella valutazione dell'anomalia delle offerte nelle
procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di
servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti
a valutare che il valore economico sia adeguato e
sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo
relativo alla sicurezza, il quale deve essere
specificamente indicato e risultare congruo rispetto
all'entita' e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi
o delle forniture. Ai fini del presente comma il costo del
lavoro e' determinato periodicamente, in apposite tabelle,
dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, sulla base dei valori economici previsti dalla
contrattazione collettiva stipulata dai sindacati
comparativamente piu' rappresentativi, delle norme in
materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori
merceologici e delle differenti aree territoriali. In
mancanza di contratto collettivo applicabile, il costo del
lavoro e' determinato in relazione al contratto collettivo
del settore merceologico piu' vicino a quello preso in
considerazione.
7. Per quanto non diversamente disposto dal decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come da ultimo
modificate dall'articolo 8, comma 1, della legge 3 agosto
2007, n. 123, trovano applicazione in materia di appalti
pubblici le disposizioni del presente decreto.
8. Nell'ambito dello svolgimento di attivita' in
regime di appalto o subappalto, il personale occupato
dall'impresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere
munito di apposita tessera di riconoscimento corredata di
fotografia, contenente le generalita' del lavoratore e
l'indicazione del datore di lavoro.
8-bis. Nell'ambito dello svolgimento di attivita' in
regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro
appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente
al datore di lavoro committente il personale che svolge la
funzione di preposto.».
 
Allegato A

Parte di provvedimento in formato grafico

 
Art. 2
Modifiche all'articolo 29 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 29, comma 7, lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole:
«cancerogeni mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «cancerogeni, mutageni, da sostanze tossiche per la riproduzione».

Note all'art. 2:
- Si riporta l'articolo 29 del citato decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 29 (Modalita' di effettuazione della
valutazione dei rischi). - 1. Il datore di lavoro effettua
la valutazione ed elabora il documento di cui all'articolo
17, comma 1, lettera a), in collaborazione con il
responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il
medico competente, nei casi di cui all'articolo 41.
2. Le attivita' di cui al comma 1 sono realizzate
previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza.
3. La valutazione dei rischi deve essere
immediatamente rielaborata, nel rispetto delle modalita' di
cui ai commi 1 e 2, in occasione di modifiche del processo
produttivo o della organizzazione del lavoro significative
ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in
relazione al grado di evoluzione della tecnica, della
prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni
significativi o quando i risultati della sorveglianza
sanitaria ne evidenzino la necessita'. A seguito di tale
rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere
aggiornate. Nelle ipotesi di cui ai periodi che precedono
il documento di valutazione dei rischi deve essere
rielaborato, nel rispetto delle modalita' di cui ai commi 1
e 2, nel termine di trenta giorni dalle rispettive causali.
Anche in caso di rielaborazione della valutazione dei
rischi, il datore di lavoro deve comunque dare immediata
evidenza, attraverso idonea documentazione,
dell'aggiornamento delle misure di prevenzione e immediata
comunicazione al rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza. A tale documentazione accede, su richiesta, il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
4. Il documento di cui all'articolo 17, comma 1,
lettera a), e quello di cui all'articolo 26, comma 3,
devono essere custoditi presso l'unita' produttiva alla
quale si riferisce la valutazione dei rischi.
5. Fermo restando quanto previsto al comma 6-ter, I
datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori
effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente
articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui
all'articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del
terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del
decreto interministeriale di cui all'articolo 6, comma 8,
lettera f), e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2012, gli
stessi datori di lavoro possono autocertificare
l'effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto
previsto nel precedente periodo non si applica alle
attivita' di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b),
c), d) nonche' g).
6. Fermo restando quanto previsto al comma 6-ter, I
datori di lavoro che occupano fino a 50 lavoratori possono
effettuare la valutazione dei rischi sulla base delle
procedure standardizzate di cui all'articolo 6, comma 8,
lettera f). Nelle more dell'elaborazione di tali procedure
trovano applicazione le disposizioni di cui ai commi 1, 2,
3, e 4.
6-bis. Le procedure standardizzate di cui al comma 6,
anche con riferimento alle aziende che rientrano nel campo
di applicazione del titolo IV, sono adottate nel rispetto
delle disposizioni di cui all'articolo 28.
6-ter. Con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, da adottare, sulla base delle
indicazioni della Commissione consultiva permanente per la
salute e sicurezza sul lavoro e previa intesa in sede di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono
individuati settori di attivita' a basso rischio di
infortuni e malattie professionali, sulla base di criteri e
parametri oggettivi, desunti dagli indici infortunistici
dell'INAIL e relativi alle malattie professionali di
settore e specifiche della singola azienda.
Il decreto di cui al primo periodo reca in allegato
il modello con il quale, fermi restando i relativi
obblighi, i datori di lavoro delle aziende che operano nei
settori di attivita' a basso rischio infortunistico possono
dimostrare di aver effettuato la valutazione dei rischi di
cui agli articoli 17 e 28 e al presente articolo. Resta
ferma la facolta' delle aziende di utilizzare le procedure
standardizzate previste dai commi 5 e 6 del presente
articolo.
6-quater. Con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, da adottarsi previo parere della
Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza
sul lavoro, sono individuati strumenti di supporto per la
valutazione dei rischi di cui agli articoli 17 e 28 e al
presente articolo, tra i quali gli strumenti informatizzati
secondo il prototipo europeo OIRA (Online Interactive Risk
Assessment).
7. Le disposizioni di cui al comma 6 non si applicano
alle attivita' svolte nelle seguenti aziende:
b) aziende in cui si svolgono attivita' che
espongono i lavoratori a rischi chimici, biologici, da
atmosfere esplosive, cancerogeni, mutageni, da sostanze
tossiche per la riproduzione connessi all'esposizione ad
amianto;
c).».
 
Allegato B

Parte di provvedimento in formato grafico

 
Art. 3
Modifiche all'articolo 55 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 55, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole:
«cancerogeni mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «cancerogeni, mutageni, da sostanze tossiche per la riproduzione».

Note all'art. 3:
- Si riporta l'articolo 55 del citato decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 55 (Sanzioni per il datore di lavoro e il
dirigente). - 1. E' punito con l'arresto da tre a sei mesi
o con l'ammenda da 2.500 a 6.400 euro il datore di lavoro:
a) per la violazione dell'articolo 29, comma 1;
b) che non provvede alla nomina del responsabile
del servizio di prevenzione e protezione ai sensi
dell'articolo 17, comma 1, lettera b), o per la violazione
dell'articolo 34, comma 2;
2. Nei casi previsti al comma 1, lettera a), si
applica la pena dell'arresto da quattro a otto mesi se la
violazione e' commessa:
a) nelle aziende di cui all'articolo 31, comma 6,
lettere a), b), c), d), f) e g);
b) in aziende in cui si svolgono attivita' che
espongono i lavoratori a rischi biologici di cui
all'articolo 268, comma 1, lettere c) e d), da atmosfere
esplosive, cancerogeni, mutageni, da sostane tossiche per
la riproduzione, da attivita' di manutenzione, rimozione
smaltimento e bonifica di amianto;
c) per le attivita' disciplinate dal Titolo IV
caratterizzate dalla compresenza di piu' imprese e la cui
entita' presunta di lavoro non sia inferiore a 200
uomini-giorno.
3. E' punito con l'ammenda da 2.000 a 4.000 euro il
datore di lavoro che adotta il documento di cui
all'articolo 17, comma 1, lettera a), in assenza degli
elementi di cui all'articolo 28, comma 2, lettere b), c) o
d), o senza le modalita' di cui all'articolo 29, commi 2 e
3.
4. E' punito con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro il
datore di lavoro che adotta il documento di cui
all'articolo 17, comma 1, lettera a), in assenza degli
elementi di cui all'articolo 28, comma 2, lettere a) primo
periodo, ed f).
5. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti:
a) con l'arresto da due a quattro mesi o con
l'ammenda da 750 a 4.000 euro per la violazione degli
articoli 3, comma 12-bis, 18, comma 1, lettera o), 26,
comma 1, lettera b), 43, commi 1, lettere a), b), c) ed e),
e 4, 45, comma 1;
b) con l'arresto da due a quattro mesi o con
l'ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione
dell'articolo 26, comma 1, lettera a);
c) con l'arresto da due a quattro mesi o con
l'ammenda da 1.200 a 5.200 euro per la violazione
dell'articolo 18, comma 1, lettere c), e), f) e q), 36,
commi 1 e 2, 37, commi 1, 7, 7-ter, 9 e 10, 43, comma 1,
lettere d) ed e-bis), 46, comma 2;
d) con l'arresto da due a quattro mesi o con
l'ammenda da 1.500 a 6.000 euro per la violazione degli
articoli 18, comma 1, lettere a), b-bis), d) e z), prima
parte, e 26, commi 2, 3, primo periodo, e 8-bis)
e) con l'ammenda da 2.000 a 4.000 euro per la
violazione degli articoli 18, comma 1, lettere g), n), p),
seconda parte, s) e v), 35, comma 4;
f) con la sanzione amministrativa pecuniaria da
2.000 a 6.600 euro per la violazione degli articoli 29,
comma 4, 35, comma 2, 41, comma 3;
g) con la sanzione amministrativa pecuniaria da
1.000 a 4.500 euro per la violazione dell'articolo 18,
comma 1, lettere r), con riferimento agli infortuni
superiori ai tre giorni, bb), e comma 2;
h) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500
a 1.800 euro per la violazione dell'articolo 18, comma 1,
lettere g-bis) e r), con riferimento agli infortuni
superiori ad un giorno, e dell'articolo 25, comma 1,
lettera e), secondo periodo, e dell'articolo 35, comma 5;
i) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100
a 500 euro per ciascun lavoratore, in caso di violazione
dell'articolo 26, comma 8;
l) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50
a 300 euro in caso di violazione dell'articolo 18, comma 1,
lettera aa).
6. L'applicazione della sanzione di cui al comma 5,
lettera g), con riferimento agli infortuni superiori ai tre
giorni, esclude l'applicazione delle sanzioni conseguenti
alla violazione dell'articolo 53 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.
6-bis. In caso di violazione delle disposizioni
previste dall'articolo 18, comma 1, lettera g), e
dall'articolo 37, commi 1, 7, 9 e 10, se la violazione si
riferisce a piu' di cinque lavoratori gli importi della
sanzione sono raddoppiati, se la violazione si riferisce a
piu' di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono
triplicati.».
 
Allegato C

(di cui all'articolo 21, comma 5)

«ALLEGATO XLIII-BIS
VALORI LIMITE BIOLOGICI OBBLIGATORI E PROCEDURE DI SORVEGLIANZA
SANITARIA
PIOMBO e suoi composti ionici.
1. Il monitoraggio biologico comprende la misurazione del livello di piombo nel sangue (PbB) con l'ausilio della spettroscopia ad assorbimento atomico o di un metodo che dia risultati equivalenti. Il valore limite biologico e' il seguente: 60 μg Pb/100 ml di sangue. Per le lavoratrici in eta' fertile il riscontro di valori di piombemia superiori a 40 microgrammi di piombo per 100 millilitri di sangue comporta, comunque, allontanamento dall'esposizione.
2. La sorveglianza sanitaria si effettua quando:
l'esposizione a una concentrazione di piombo nell'aria, espressa come media ponderata nel tempo calcolata su 40 ore alla settimana, e' superiore a 0,075 mg/m³; nei singoli lavoratori e' riscontrato un contenuto di piombo nel sangue superiore a 40 μg Pb/100 ml di sangue.»
 
Art. 4
Modifiche all'articolo 222 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 222, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «un primo elenco di tali valori e' riportato nell'allegato XXXIX;» sono soppresse.

Note all'art. 4:
- Si riporta l'articolo 222 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n.81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 222 (Definizioni). - 1. Ai fini del presente
capo si intende per:
a) agenti chimici: tutti gli elementi o composti
chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato
naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo
smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attivita'
lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e
siano immessi o no sul mercato;
b) agenti chimici pericolosi:
1) agenti chimici che soddisfano i criteri di
classificazione come pericolosi in una delle classi di
pericolo fisico o di pericolo per la salute di cui al
regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, indipendentemente dal fatto che tali agenti
chimici siano classificati nell'ambito di tale regolamento;
2) numero soppresso dal d.lgs. 15 febbraio 2016,
n. 39;
3) agenti chimici che, pur non essendo
classificabili come pericolosi ai sensi del presente
articolo, lettera b), numero 1), comportano un rischio per
la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro
proprieta' chimico-fisiche, chimiche o tossicologiche e del
modo in cui sono utilizzati o presenti sul luogo di lavoro,
compresi gli agenti chimici cui e' stato assegnato un
valore limite di esposizione professionale di cui
all'Allegato XXXVIII;
c) attivita' che comporta la presenza di agenti
chimici: ogni attivita' lavorativa in cui sono utilizzati
agenti chimici, o se ne prevede l'utilizzo, in ogni tipo di
procedimento, compresi la produzione, la manipolazione,
l'immagazzinamento, il trasporto o l'eliminazione e il
trattamento dei rifiuti, o che risultino da tale attivita'
lavorativa;
d) valore limite di esposizione professionale: se
non diversamente specificato, il limite della
concentrazione media ponderata nel tempo di un agente
chimico nell'aria all'interno della zona di respirazione di
un lavoratore in relazione ad un determinato periodo di
riferimento; un primo elenco di tali valori e' riportato
nell'allegato XXXVIII;
e) valore limite biologico: il limite della
concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita, o
di un indicatore di effetto, nell'appropriato mezzo
biologico;
f) sorveglianza sanitaria: la valutazione dello
stato di salute del singolo lavoratore in funzione
dell'esposizione ad agenti chimici sul luogo di lavoro;
g) pericolo: la proprieta' intrinseca di un agente
chimico di poter produrre effetti nocivi;
h) rischio: la probabilita' che si raggiunga il
potenziale nocivo nelle condizioni di utilizzazione o
esposizione.».
 
Art. 5
Modifiche all'articolo 223 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 223, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «di cui un primo elenco e' riportato negli allegati XXXVIII e XXXIX» sono sostituite dalle seguenti: «di cui un primo elenco e' riportato nell'allegato XXXVIII».

Note all'art. 5:
- Si riporta l'articolo 223 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n.81 come modificato dal presente decreto:
«Art. 223 (Valutazione dei rischi). - 1. Nella
valutazione di cui all'articolo 28, il datore di lavoro
determina preliminarmente l'eventuale presenza di agenti
chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i
rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori
derivanti dalla presenza di tali agenti, prendendo in
considerazione in particolare:
a) le loro proprieta' pericolose;
b) le informazioni sulla salute e sicurezza
comunicate dal fornitore tramite la relativa scheda di
sicurezza predisposta ai sensi del regolamento (CE) n.
1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio;
c) il livello, il modo e la durata della
esposizione;
d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in
presenza di tali agenti tenuto conto della quantita' delle
sostanze e dei ((miscele)) che li contengono o li possono
generare;
e) i valori limite di esposizione professionale o i
valori limite biologici; di cui un primo elenco e'
riportato nell' allegato XXXVIII.
f) gli effetti delle misure preventive e protettive
adottate o da adottare;
g) se disponibili, le conclusioni tratte da
eventuali azioni di sorveglianza sanitaria gia' intraprese.
2. Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro
indica quali misure sono state adottate ai sensi
dell'articolo 224 e, ove applicabile, dell'articolo 225.
Nella valutazione medesima devono essere incluse le
attivita', ivi compresa la manutenzione e la pulizia, per
le quali e' prevedibile la possibilita' di notevole
esposizione o che, per altri motivi, possono provocare
effetti nocivi per la salute e la sicurezza, anche dopo
l'adozione di tutte le misure tecniche.
3. Nel caso di attivita' lavorative che comportano
l'esposizione a piu' agenti chimici pericolosi, i rischi
sono valutati in base al rischio che comporta la
combinazione di tutti i suddetti agenti chimici.
4. Fermo restando quanto previsto dai regolamenti
(CE) n. 1907/2006 e n. 1272/2008, il fornitore di agenti
chimici pericolosi e' tenuto a fornire al datore di lavoro
acquirente tutte le ulteriori informazioni necessarie per
la completa valutazione del rischio.
5. La valutazione del rischio puo' includere la
giustificazione che la natura e l'entita' dei rischi
connessi con gli agenti chimici pericolosi rendono non
necessaria un'ulteriore valutazione maggiormente
dettagliata dei rischi.
6. Nel caso di un'attivita' nuova che comporti la
presenza di agenti chimici pericolosi, la valutazione dei
rischi che essa presenta e l'attuazione delle misure di
prevenzione sono predisposte preventivamente. Tale
attivita' comincia solo dopo che si sia proceduto alla
valutazione dei rischi che essa presenta e all'attuazione
delle misure di prevenzione.
7. Il datore di lavoro aggiorna periodicamente la
valutazione e, comunque, in occasione di notevoli mutamenti
che potrebbero averla resa superata ovvero quando i
risultati della sorveglianza medica ne mostrino la
necessita'.».
 
Art. 6
Modifiche all'articolo 229 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 229, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «tossici per il ciclo riproduttivo o con effetti sull'allattamento, tossici specifici per organo bersaglio, tossici in caso di aspirazione, cancerogeni e mutageni di categoria 2» sono sostituite dalle seguenti: «tossici specifici per organo bersaglio, tossici in caso di aspirazione, cancerogeni di categoria 2, mutageni di categoria 2 e tossici per la riproduzione di categoria 2 o con effetti sull'allattamento».

Note all'art. 6:
- Si riporta l'articolo 229 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 229 (Sorveglianza sanitaria). - 1. Fatto salvo
quanto previsto dall'articolo 224, comma 2, sono sottoposti
alla sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 41 i
lavoratori esposti agli agenti chimici pericolosi per la
salute che rispondono ai criteri per la classificazione
((di cui al Regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento
europeo e del Consiglio, e successive modificazioni ed
integrazioni, come tossici acuti, corrosivi, irritanti,
sensibilizzanti, tossici specifici per organi bersaglio,
tossici in caso di aspirazione, cancerogeni di categoria 2,
mutageni di categoria 2 e tossici per la riproduzione di
categoria 2 o con effetti sull'allattamento.
2. La sorveglianza sanitaria viene effettuata:
a) prima di adibire il lavoratore alla mansione che
comporta l'esposizione;
b) periodicamente, di norma una volta l'anno o con
periodicita' diversa decisa dal medico competente con
adeguata motivazione riportata nel documento di valutazione
dei rischi e resa nota ai rappresentanti per la sicurezza
dei lavoratori, in funzione della valutazione del rischio e
dei risultati della sorveglianza sanitaria;
c) all'atto della cessazione del rapporto di
lavoro. In tale occasione il medico competente deve fornire
al lavoratore le eventuali indicazioni relative alle
prescrizioni mediche da osservare.
3. Il monitoraggio biologico e' obbligatorio per i
lavoratori esposti agli agenti per i quali e' stato fissato
un valore limite biologico. Dei risultati di tale
monitoraggio viene informato il lavoratore interessato. I
risultati di tale monitoraggio, in forma anonima, vengono
allegati al documento di valutazione dei rischi e
comunicati ai rappresentanti per la sicurezza dei
lavoratori.
4. Gli accertamenti sanitari devono essere a basso
rischio per il lavoratore.
5. Il datore di lavoro, su parere conforme del medico
competente, adotta misure preventive e protettive
particolari per i singoli lavoratori sulla base delle
risultanze degli esami clinici e biologici effettuati. Le
misure possono comprendere l'allontanamento del lavoratore
secondo le procedure dell'articolo 42.
6. Nel caso in cui all'atto della sorveglianza
sanitaria si evidenzi, in un lavoratore o in un gruppo di
lavoratori esposti in maniera analoga ad uno stesso agente,
l'esistenza di effetti pregiudizievoli per la salute
imputabili a tale esposizione o il superamento di un valore
limite biologico, il medico competente informa
individualmente i lavoratori interessati ed il datore di
lavoro.
7. Nei casi di cui al comma 6, il datore di lavoro
deve:
a) sottoporre a revisione la valutazione dei rischi
effettuata a norma dell'articolo 223;
b) sottoporre a revisione le misure predisposte per
eliminare o ridurre i rischi;
c) tenere conto del parere del medico competente
nell'attuazione delle misure necessarie per eliminare o
ridurre il rischio;
d) prendere le misure affinche' sia effettuata una
visita medica straordinaria per tutti gli altri lavoratori
che hanno subito un'esposizione simile.
8. L'organo di vigilanza, con provvedimento motivato,
puo' disporre contenuti e periodicita' della sorveglianza
sanitaria diversi rispetto a quelli definiti dal medico
competente.».
 
Art. 7
Modifiche all'articolo 232 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 232 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, secondo periodo, le parole: «dell'ISPESL e della Commissione tossicologica nazionale,» sono soppresse e dopo le parole: «Ministero del lavoro e della previdenza sociale» sono aggiunte le seguenti: «, su proposta dell'INAIL»;
b) al comma 2, la parola: «XXXIX» e' soppressa.

Note all'art. 7:
- Si riporta l'articolo 232 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n.81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 232 (Adeguamenti normativi). - 1. Con decreto
dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della
salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, e' istituito senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica, un comitato consultivo per
la determinazione e l'aggiornamento dei valori limite di
esposizione professionale e dei valori limite biologici
relativi agli agenti chimici. Il Comitato e' composto da
nove membri esperti nazionali di chiara fama in materia
tossicologica e sanitaria su proposta dell'Istituto
superiore di sanita', tre in rappresentanza della
Conferenza dei Presidenti delle regioni e tre in
rappresentanza del Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali. Il Comitato si avvale del supporto
organizzativo e logistico della Direzione generale della
tutela delle condizioni di lavoro del Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali, su proposta
dell'INAL.
2. Con uno o piu' decreti dei Ministri del lavoro e
della previdenza sociale e della salute d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome, sentiti il Ministro dello
sviluppo economico, il Comitato di cui al comma 1 e le
parti sociali, sono recepiti i valori di esposizione
professionale e biologici obbligatori predisposti dalla
Commissione europea, sono altresi' stabiliti i valori
limite nazionali anche tenuto conto dei valori limite
indicativi predisposti dalla Commissione medesima e sono
aggiornati gli allegati XXXVIII, XL e XLI in funzione del
progresso tecnico, dell'evoluzione di normative e
specifiche comunitarie o internazionali e delle conoscenze
nel settore degli agenti chimici pericolosi.
3. Nel caso di attivita' lavorative che comportano
l'esposizione a piu' agenti chimici pericolosi, i rischi
sono valutati in base al rischio che comporta la
combinazione di tutti i suddetti agenti chimici.
4. Fermo restando quanto previsto dai regolamenti
(CE) n. 1907/2006 e n. 1272/2008, il fornitore di agenti
chimici pericolosi e' tenuto a fornire al datore di lavoro
acquirente tutte le ulteriori informazioni necessarie per
la completa valutazione del rischio.
5. La valutazione del rischio puo' includere la
giustificazione che la natura e l'entita' dei rischi
connessi con gli agenti chimici pericolosi rendono non
necessaria un'ulteriore valutazione maggiormente
dettagliata dei rischi.
6. Nel caso di un'attivita' nuova che comporti la
presenza di agenti chimici pericolosi, la valutazione dei
rischi che essa presenta e l'attuazione delle misure di
prevenzione sono predisposte preventivamente. Tale
attivita' comincia solo dopo che si sia proceduto alla
valutazione dei rischi che essa presenta e all'attuazione
delle misure di prevenzione.
7. Il datore di lavoro aggiorna periodicamente la
valutazione e, comunque, in occasione di notevoli mutamenti
che potrebbero averla resa superata ovvero quando i
risultati della sorveglianza medica ne mostrino la
necessita'.».
 
Art. 8
Modifiche all'articolo 233 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 233, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «ad agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione».

Note all'art. 8:
- Si riporta l'articolo 233 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n.81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 233 (Campo di applicazione). - 1. Fatto salvo
quanto previsto per le attivita' disciplinate dal capo III
e per i lavoratori esposti esclusivamente alle radiazioni
previste dal trattato che istituisce la Comunita' europea
dell'energia atomica, le norme del presente titolo si
applicano a tutte le attivita' nelle quali i lavoratori
sono o possono essere esposti ad agenti cancerogeni,
mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione.».
 
Art. 9
Modifiche all'articolo 234 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 234, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo la lettera b), sono inserite le seguenti:
«b-bis) sostanza tossica per la riproduzione: sostanza o miscela che corrisponde ai criteri di classificazione come sostanza tossica per la riproduzione di categoria 1A o 1B di cui all'allegato I del regolamento (CE) n. 1272/2008;
b-ter) sostanza tossica per la riproduzione priva di soglia: una sostanza tossica per la riproduzione per la quale non esiste un livello di esposizione sicuro per la salute dei lavoratori e che e' identificata come tale nella colonna "Osservazioni" dell'allegato XLIII;
b-quater) sostanza tossica per la riproduzione con valore soglia: una sostanza tossica per la riproduzione per la quale esiste un livello di esposizione sicuro al di sotto del quale non vi sono rischi per la salute dei lavoratori e che e' identificata come tale nella colonna "Osservazioni" dell'allegato XLIII;»;
b) alla lettera c), le parole: «il limite della concentrazione media, ponderata in funzione del tempo, di un agente cancerogeno o mutageno nell'aria» sono sostituite dalle seguenti: «il limite della concentrazione media nell'aria, ponderata in funzione del tempo, di un agente cancerogeno, mutageno o di una sostanza tossica per la riproduzione»;
c) dopo la lettera c), sono aggiunte le seguenti:
«c-bis) valore limite biologico: il limite della concentrazione nell'adeguato mezzo biologico del relativo agente, di un suo metabolita, o di un indicatore di effetto;
c-ter) sorveglianza sanitaria: la valutazione dello stato di salute di un singolo lavoratore in funzione dell'esposizione a specifici agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione durante il lavoro.».

Note all'art. 9:
- Si riporta l'articolo 234 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n.81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 234 (Definizioni). - 1. Agli effetti del
presente decreto si intende per:
a) agente cancerogeno:
1) una sostanza o miscela che corrisponde ai
criteri di classificazione come sostanza cancerogena di
categoria 1 A o 1 B di cui all'allegato I del regolamento
(CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio;
2) una sostanza, miscela o procedimento
menzionati all'allegato XLII del presente decreto, nonche'
sostanza o miscela liberate nel corso di un processo e
menzionate nello stesso allegato;))
b) agente mutageno:
1) una sostanza o miscela corrispondente ai
criteri di classificazione come agente mutageno di cellule
germinali di categoria 1 A o 1 B di cui all'allegato I del
regolamento (CE) n. 1272/2008.)
b-bis) sostanza tossica per la riproduzione:
sostanza o miscela che corrisponde ai criteri di
classificazione come sostanza tossica per la riproduzione
di categoria 1A o 1B di cui all'allegato I del regolamento
(CE) n. 1272/2008;
b-ter) sostanza tossica per la riproduzione priva
di soglia: una sostanza tossica per la riproduzione per la
quale non esiste un livello di esposizione sicuro per la
salute dei lavoratori e che e' identificata come tale nella
colonna «Osservazioni» dell'allegato XLIII;
b-quater) sostanza tossica per la riproduzione con
valore soglia: una sostanza tossica per la riproduzione per
la quale esiste un livello di esposizione sicuro al di
sotto del quale non vi sono rischi per la salute dei
lavoratori e che e' identificata come tale nella colonna
«Osservazioni» dell'allegato XLIII;
c) se non altrimenti specificato, il limite della
concentrazione media nell'aria, ponderata in funzione del
tempo, di un agente cancerogeno o mutageno o di una
sostanza tossica per la riproduzione rilevabile entro la
zona di respirazione di un lavoratore, in relazione ad un
periodo di riferimento determinato stabilito nell'allegato
XLIII
c-bis) valore limite biologico: il limite della
concentrazione nell'adeguato mezzo biologico del relativo
agente, di un suo metabolita, o di un indicatore di
effetto;
c-ter) sorveglianza sanitaria: la valutazione dello
stato di salute di un singolo lavoratore in funzione
dell'esposizione a specifici agenti cancerogeni, mutageni o
sostanze tossiche per la riproduzione durante il lavoro.».
 
Art. 10
Modifiche all'articolo 235 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 235 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «di un agente cancerogeno o mutageno» sono sostituite dalle seguenti: «di un agente cancerogeno, mutageno o di una sostanza tossica per la riproduzione»;
b) al comma 2, le parole: «l'agente cancerogeno o mutageno» sono sostituite dalle seguenti: «l'agente cancerogeno, mutageno o la sostanza tossica per la riproduzione»;
c) al comma 3, dopo la parola: «lavoratori», sono inserite le seguenti: «all'agente cancerogeno, mutageno o alla sostanza tossica per la riproduzione priva di soglia» e il secondo periodo e' soppresso;
d) dopo il comma 3, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
«3-bis. Se non e' tecnicamente possibile utilizzare o produrre una sostanza tossica per la riproduzione con valore soglia in un sistema chiuso, i datori di lavoro provvedono affinche' il rischio connesso all'esposizione dei lavoratori a tale sostanza tossica per la riproduzione con valore soglia sia ridotto al minimo.
3-ter. Per quanto riguarda le sostanze tossiche per la riproduzione diverse dalle sostanze tossiche per la riproduzione prive di soglia e dalle sostanze tossiche per la riproduzione con valore soglia, i datori di lavoro applicano quanto previsto al comma 3-bis. In tal caso, i datori di lavoro tengono debitamente conto, nell'effettuare la valutazione dei rischi di cui all'articolo 236, della possibilita' che potrebbe non esistere un livello di esposizione sicuro per la salute dei lavoratori per tale sostanza tossica per la riproduzione e stabiliscono misure appropriate al riguardo.
3-quater. L'esposizione non deve superare il valore limite dell'agente cancerogeno, mutageno o della sostanza tossica per la riproduzione stabilito nell'allegato XLIII.».

Note all'art. 10:
- Si riporta l'articolo 235 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 235 (Sostituzione e riduzione). - 1. Il datore
di lavoro evita o riduce l'utilizzazione di un agente
cancerogeno, mutageno o di una sostanza tossica per la
riproduzione sul luogo di lavoro in particolare
sostituendolo, se tecnicamente possibile, con una sostanza
o un miscela o un procedimento che nelle condizioni in cui
viene utilizzato non risulta nocivo o risulta meno nocivo
per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
2. Se non e' tecnicamente possibile sostituire
l'agente cancerogeno, mutageno o la sostanza tossica per la
riproduzione, il datore di lavoro provvede affinche' la
produzione o l'utilizzazione dell'agente cancerogeno o
mutageno avvenga in un sistema chiuso purche' tecnicamente
possibile.
3. Se il ricorso ad un sistema chiuso non e'
tecnicamente possibile il datore di lavoro provvede
affinche' il livello di esposizione dei lavoratori
all'agente cancerogeno, mutageno o alla sostanza tossica
per la riproduzione priva di soglia.
3-bis. Se non e' tecnicamente possibile utilizzare o
produrre una sostanza tossica per la riproduzione con
valore soglia in un sistema chiuso, i datori di lavoro
provvedono affinche' il rischio connesso all'esposizione
dei lavoratori a tale sostanza tossica per la riproduzione
con valore soglia sia ridoto al minimo.
3-ter. Per quanto riguarda le sostanze tossiche per
la riproduzione diverse dalle sostanze tossiche per la
riproduzione prive di soglia e dalle sostanze tossiche per
la riproduzione con valore soglia, i datori di lavoro
applicano quanto previsto al comma 3-bis del presente
articolo. In tal caso, i datori di lavoro tengono
debitamente conto, nell'effettuare la valutazione dei
rischi di cui all'articolo 236, della possibilita' che
potrebbe non esistere un livello di esposizione sicuro per
la salute dei lavoratori per tale sostanza tossica per la
riproduzione e stabiliscono misure appropriate al riguardo.
3-quater. L'esposizione non deve superare il valore
limite dell'agente cancerogeno, mutageno o della sostanza
tossica per la riproduzione stabilito nell'allegato
XLIII.».
 
Art. 11
Modifiche all'articolo 236 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 236 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «a agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione»;
b) al comma 2, le parole: «di agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «di agenti cancerogeni, mutageni o di sostanze tossiche per la riproduzione»;
c) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
«4. Il documento di cui all'articolo 28, comma 2, o il documento redatto secondo le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all'articolo 29, comma 5, sono integrati con i seguenti dati:
a) le attivita' lavorative che comportano la presenza di sostanze o miscele cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione o di processi industriali di cui all'allegato XLII, con l'indicazione dei motivi per i quali sono impiegati agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione;
b) i quantitativi di sostanze ovvero miscele cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione prodotti ovvero utilizzati, ovvero presenti come impurita' o sottoprodotti;
c) il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione;
d) l'esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota, e il grado della stessa;
e) le misure preventive e protettive applicate e il tipo di dispositivi di protezione individuale utilizzati;
f) le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni, mutageni o delle sostanze tossiche per la riproduzione e le sostanze e miscele eventualmente utilizzate come sostituti.».

Note all'art. 11:
- Si riporta l'articolo 236 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 236 (Valutazione del rischio). - 1. Fatto salvo
quanto previsto all'articolo 235, il datore di lavoro
effettua una valutazione dell'esposizione ad agenti
cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione i risultati della quale sono riportati nel
documento di cui all'articolo 17.
2. Detta valutazione tiene conto, in particolare,
delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata
e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti
cancerogeni, mutageni o di sostanze tossiche per la
riproduzione prodotti ovvero utilizzati, della loro
concentrazione, della capacita' degli stessi di penetrare
nell'organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in
relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo
stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma
polverulenta e se o meno contenuti in una matrice solida
che ne riduce o ne impedisce la fuoriuscita. La valutazione
deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione,
compreso quello in cui vi e' assorbimento cutaneo.
3. Il datore di lavoro, in relazione ai risultati
della valutazione di cui al comma 1, adotta le misure
preventive e protettive del presente capo, adattandole alle
particolarita' delle situazioni lavorative.
4. Il documento di cui all'articolo 28, comma 2, o il
documento redatto secondo le procedure standardizzate di
effettuazione della validazione dei rischi di cui
all'articolo 29, comma 5, sono integrati con i seguenti
dati:
a) le attivita' lavorative che comportano la
presenza di sostanze o miscele cancerogene, mutagene o
tossiche per la riproduzione o di processi industriali di
cui all'allegato XLII, con l'indicazione dei motivi per i
quali sono impiegati agenti cancerogeni, mutageni o
sostanze tossiche per la riproduzione;
b) i quantitativi di sostanze ovvero miscele
cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione
prodotti ovvero utilizzati, ovvero presenti come impurita'
o sottoprodotti;
c) il numero dei lavoratori esposti ovvero
potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o a
sostanze tossiche per la riproduzione;
d) l'esposizione dei suddetti lavoratori, ove
nota, e il grado della stessa;
e) le misure preventive e protettive applicate e
il tipo di dispositivi di protezione individuale
utilizzati;
f) le indagini svolte per la possibile
sostituzione degli agenti cancerogeni, mutageni o delle
sostanze tossiche per la riproduzione e le sostanze e
miscele eventualmente utilizzate come sostituti.».
 
Art. 12
Modifiche all'articolo 237 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 237, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la lettera a) e' sostituita dalla seguente:
«a) assicura, applicando metodi e procedure di lavoro adeguati, che nelle varie operazioni lavorative siano impiegati quantitativi di agenti cancerogeni, mutageni o di sostanze tossiche per la riproduzione non superiori alle necessita' delle lavorazioni e che gli agenti cancerogeni, mutageni o le sostanze tossiche per la riproduzione in attesa di impiego, in forma fisica tale da causare rischio di introduzione, non sono accumulati sul luogo di lavoro in quantitativi superiori alle necessita' predette;»;
b) alla lettera b), le parole: «ad agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione»;
c) la lettera c) e' sostituita dalla seguente:
«c) progetta, programma e sorveglia le lavorazioni in modo che non vi sia emissione nell'aria di agenti cancerogeni, mutageni o di sostanze tossiche per la riproduzione. Se cio' non e' tecnicamente possibile, l'eliminazione degli agenti cancerogeni, mutageni o delle sostanze tossiche per la riproduzione deve avvenire il piu' vicino possibile al punto di emissione mediante aspirazione localizzata, nel rispetto dell'articolo 18, comma 1, lettera q). L'ambiente di lavoro deve, comunque, essere dotato di un adeguato sistema di ventilazione generale;»;
d) alla lettera d), le parole: «di agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «di agenti cancerogeni, mutageni o di sostanze tossiche per la riproduzione»;
e) alla lettera g), le parole: «gli agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «gli agenti cancerogeni, mutageni o le sostanze tossiche per la riproduzione»;
f) alla lettera h), le parole: «agenti cancerogeni» sono sostituite dalle seguenti: «agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione»;
g) alla lettera i), le parole: «a taluni agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «a taluni agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione».

Note all'art. 12:
- Si riporta l'articolo 237 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 237 (Misure tecniche, organizzative,
procedurali). - 1. Il datore di lavoro:
a) assicura, applicando metodi e procedure di
lavoro adeguati, che nelle varie operazioni lavorative
siano impiegati quantitativi di agenti cancerogeni,
mutageni o di sostanze tossiche per la riproduzione non
superiori alle necessita' delle lavorazioni e che gli
agenti cancerogeni, mutageni o le sostanze tossiche per la
riproduzione in attesa di impiego, in forma fisica tale da
causare rischio di introduzione, non sono accumulati sul
luogo di lavoro in quantitativi superiori alle necessita'
predette;
b) limita al minimo possibile il numero dei
lavoratori esposti o che possono essere esposti ad agenti
cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione anche isolando le lavorazioni in aree
predeterminate provviste di adeguati segnali di
avvertimento e di sicurezza, compresi i segnali «vietato
fumare», ed accessibili soltanto ai lavoratori che debbono
recarvisi per motivi connessi con la loro mansione o con la
loro funzione. In dette aree e' fatto divieto di fumare;
c) progetta, programma e sorveglia le lavorazioni
in modo che non vi e' emissione nell'aria di agenti
cancerogeni, mutageni o di sostanze tecniche per la
riproduzione. Se cio' non e' tecnicamente possibile,
l'eliminazione degli agenti cancerogeni, mutageni o delle
sostanze tossiche per la riproduzione deve avvenire il piu'
vicino possibile al punto di emissione mediante aspirazione
localizzata, nel rispetto dell'articolo 18, comma 1,
lettera q). L'ambiente di lavoro deve comunque essere
dotato di un adeguato sistema di ventilazione generale;
d) provvede alla misurazione di agenti cancerogeni,
mutageni o di sostanze tossiche per la riproduzione per
verificare l'efficacia delle misure di cui alla lettera c)
e per individuare precocemente le esposizioni anomale
causate da un evento non prevedibile o da un incidente, con
metodi di campionatura e di misurazione conformi alle
indicazioni dell'allegato XLI del presente decreto
legislativo;
g) assicura che gli agenti cancerogeni, mutageni o
le sostanze tossiche per la riproduzione sono conservati,
manipolati, trasportati in condizioni di sicurezza;
h) assicura che la raccolta e l'immagazzinamento,
ai fini dello smaltimento degli scarti e dei residui delle
lavorazioni contenenti agenti cancerogeni, mutageni o
sostanze tossiche per la riproduzione avvengano in
condizioni di sicurezza, in particolare utilizzando
contenitori ermetici etichettati in modo chiaro, netto,
visibile;
i) dispone, su conforme parere del medico
competente, misure protettive particolari con quelle
categorie di lavoratori per i quali l'esposizione a taluni
agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione presenta rischi particolarmente elevati.».
 
Art. 13
Modifiche all'articolo 239 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 239 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1:
1) alla lettera a), le parole: «gli agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «gli agenti cancerogeni, mutageni o le sostanze tossiche per la riproduzione»;
2) dopo la lettera e), e' aggiunta, in fine, la seguente:
«e-bis) l'obbligo di sottoporsi alla sorveglianza sanitaria per le sostanze per le quali e' stato fissato un valore limite biologico di cui all'allegato XLIII-bis.»;
b) al comma 3, dopo le parole: «sulla natura e sul grado dei rischi», sono aggiunte, in fine, le seguenti:
«e in particolare quando i lavoratori sono o possono essere esposti a vari o nuovi agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione, compresi quelli contenuti in farmaci pericolosi, o in caso di mutamento delle circostanze relative al lavoro»;
c) dopo il comma 3, e' inserito il seguente:
«3-bis. L'informazione e la formazione di cui al comma 3 devono essere periodicamente offerte, con periodicita' almeno quinquennale, nelle strutture sanitarie pubbliche e private a tutti i lavoratori che sono esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione, in particolare se sono utilizzati nuovi farmaci pericolosi che contengono tali sostanze.»;
d) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
«4. Il datore di lavoro provvede inoltre affinche' gli impianti, i contenitori, gli imballaggi contenenti agenti cancerogeni o mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione siano etichettati in maniera chiaramente leggibile e comprensibile in conformita' al regolamento (CE) n. 1272/2008 o ad altre normative applicabili.».

Note all'art. 13:
- Si riporta l'articolo 239 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 239 (Informazione e formazione). - 1. Il datore
di lavoro fornisce ai lavoratori, sulla base delle
conoscenze disponibili, informazioni ed istruzioni, in
particolare per quanto riguarda:
a) gli agenti cancerogeni, mutageni o le sostanze
tossiche per la riproduzione presenti nei cicli lavorativi,
la loro dislocazione, i rischi per la salute connessi al
loro impiego, ivi compresi i rischi supplementari dovuti al
fumare;
b) le precauzioni da prendere per evitare
l'esposizione;
c) le misure igieniche da osservare;
d) la necessita' di indossare e impiegare indumenti
di lavoro e protettivi e dispositivi individuali di
protezione ed il loro corretto impiego;
e) il modo di prevenire il verificarsi di incidenti
e le misure da adottare per ridurre al minimo le
conseguenze.
e-bis) l'obbligo di sottoporsi alla sorveglianza
sanitaria per le sostanze per le quali e' stato fissato un
valore limite biologico di cui all'allegato XLIII-bis.
2. Il datore di lavoro assicura ai lavoratori una
formazione adeguata in particolare in ordine a quanto
indicato al comma 1.
3. L'informazione e la formazione di cui ai commi 1 e
2 sono fornite prima che i lavoratori siano adibiti alle
attivita' in questione e vengono ripetute, con frequenza
almeno quinquennale, e comunque ogni qualvolta si
verificano nelle lavorazioni cambiamenti che influiscono
sulla natura e sul grado dei rischi e in particolare quando
i lavoratori sono o possono essere esposti a vari o nuovi
agenti cancerogeni mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione, compresi quelli contenuti in farmaci
pericolosi, o in caso di mutamento delle circostanze
relative al lavoro.
3-bis. L'informazione e la formazione di cui al comma
3 devono essere periodicamente offerte, con periodicita'
almeno quinquennale, nelle strutture sanitarie pubbliche e
private a tutti i lavoratori che sono esposti ad agenti
cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione, in particolare se sono utilizzati nuovi
farmaci pericolosi che contengono tali sostanze.
4. Il datore di lavoro provvede inoltre affinche' gli
impianti, i contenitori, gli imballaggi contenenti agenti
cancerogeni o mutageni siano etichettati in maniera
chiaramente leggibile e comprensibile in conformita' al
regolamento (CE) n. 1272/2008 o ad altre normative
applicabili.».
 
Art. 14
Modifiche all'articolo 240 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 240, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «ad agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione».

Note all'art. 14:
- Si riporta l'articolo 240 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 240 (Esposizione non prevedibile). - 1. Qualora
si verifichino eventi non prevedibili o incidenti che
possono comportare un'esposizione anomala dei lavoratori ad
agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione il datore di lavoro adotta quanto prima misure
appropriate per identificare e rimuovere la causa
dell'evento e ne informa i lavoratori e il rappresentante
per la sicurezza.».
 
Art. 15
Modifiche all'articolo 241 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 241, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «ad agenti cancerogeni o mutageni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione».

Note all'art. 15:
- Si riporta l'articolo 241 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 241 (Operazioni lavorative particolari). - 1.
Per le operazioni lavorative, quale quella di manutenzione,
per le quali e' prevedibile, nonostante l'adozione di tutte
le misure di prevenzione tecnicamente applicabili,
un'esposizione rilevante dei lavoratori addetti ad agenti
cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la
riproduzione il datore di lavoro previa consultazione del
rappresentante per la sicurezza:
a) dispone che soltanto tali lavoratori hanno
accesso alle suddette aree anche provvedendo, ove
tecnicamente possibile, all'isolamento delle stesse ed alla
loro identificazione mediante appositi contrassegni;
b) fornisce ai lavoratori speciali indumenti e
dispositivi di protezione individuale che devono essere
indossati dai lavoratori adibiti alle suddette operazioni.
2. La presenza nelle aree di cui al comma 1 dei
lavoratori addetti e' in ogni caso ridotta al tempo
strettamente necessario con riferimento alle lavorazioni da
espletare.».
 
Art. 16
Modifiche all'articolo 242 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 242, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo le parole: «a tale esposizione,» sono inserite le seguenti: «o si constati che un valore limite biologico e' stato superato,».

Note all'art. 16:
- Si riporta l'articolo 242 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 242 (Accertamenti sanitari e norme preventive e
protettive specifiche). - 1. I lavoratori per i quali la
valutazione di cui all'articolo 236 ha evidenziato un
rischio per la salute sono sottoposti a sorveglianza
sanitaria.
2. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico
competente, adotta misure preventive e protettive per i
singoli lavoratori sulla base delle risultanze degli esami
clinici e biologici effettuati.
3. Le misure di cui al comma 2 possono comprendere
l'allontanamento del lavoratore secondo le procedure
dell'articolo 42.
4. Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato,
nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso
agente, l'esistenza di una anomalia imputabile a tale
esposizione o si constati che un valore limite biologico e'
stato superato, il medico competente ne informa il datore
di lavoro.
5. A seguito dell'informazione di cui al comma 4 il
datore di lavoro effettua:
a) una nuova valutazione del rischio in conformita'
all'articolo 236;
b) ove sia tecnicamente possibile, una misurazione
della concentrazione dell'agente in aria e comunque
dell'esposizione all'agente, considerando tutte le
circostanze e le vie di esposizione possibilmente rilevanti
per verificare l'efficacia delle misure adottate.
6. Il medico competente fornisce ai lavoratori
adeguate informazioni sulla sorveglianza sanitaria cui sono
sottoposti e, ove ne ricorrano le condizioni, segnala la
necessita' che la stessa prosegua anche dopo che e' cessata
l'esposizione, per il periodo di tempo che ritiene
necessario per la tutela della salute del lavoratore
interessato. Il medico competente fornisce, altresi', al
lavoratore indicazioni riguardo all'opportunita' di
sottoporsi ad accertamenti sanitari, anche dopo la
cessazione dell'attivita' lavorativa, sulla base dello
stato di salute del medesimo e dell'evoluzione delle
conoscenze scientifiche.».
 
Art. 17
Modifiche all'articolo 243 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 243 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «l'agente cancerogeno o mutageno utilizzato e, ove noto, il valore dell'esposizione a tale agente» sono sostituite dalle seguenti: «l'agente cancerogeno, mutageno o la sostanza tossica per la riproduzione utilizzati e, ove noto, il valore dell'esposizione a tale agente o sostanza»;
b) i commi 4, 5 e 6 sono sostituiti dai seguenti:
«4. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro invia all'INAIL, per il tramite del medico competente, la cartella sanitaria e di rischio del lavoratore interessato unitamente alle annotazioni individuali contenute nel registro e, ai sensi dell'articolo 25, ne consegna copia al lavoratore stesso.
5. In caso di cessazione di attivita' dell'azienda, il datore di lavoro invia il registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio all'INAIL.
6. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio sono conservate dal datore di lavoro almeno fino a risoluzione del rapporto di lavoro e dall'INAIL fino a quarant'anni dalla cessazione di ogni attivita' che espone ad agenti cancerogeni o mutageni e fino ad un periodo di almeno cinque anni dalla cessazione di ogni attivita' che espone a sostanze tossiche per la riproduzione.»;
c) al comma 8:
1) all'alinea, le parole: «ad agenti cancerogeni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni o a sostanze tossiche per la riproduzione»;
2) alla lettera a), le parole: «consegna copia del registro di cui al comma 1 all'ISPESL» sono sostituite dalle seguenti: «trasmette copia del registro di cui al comma 1 all'INAIL»;
3) alla lettera d), le parole: «ad agenti cancerogeni, il datore di lavoro chiede all'ISPESL» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni o a sostanze tossiche per la riproduzione, il datore di lavoro chiede all'INAIL»;
d) il comma 10 e' sostituito dal seguente:
«10. L'INAIL trasmette annualmente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero della salute i dati di sintesi relativi al contenuto dei registri di cui al comma 1 e a richiesta li rende disponibili alle regioni.».

Note all'art. 17:
- Si riporta l'articolo 243 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 243 (Registro di esposizione e cartelle
sanitarie). - 1. I lavoratori di cui all'articolo 242 sono
iscritti in un registro nel quale e' riportata, per
ciascuno di essi, l'attivita' svolta, l'agente cancerogeno,
mutageno o la sostanza tossica per la riproduzione
utilizzati e, ove noto, il valore dell'esposizione a tale
agente o sostanza. Detto registro e' istituito ed
aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per
il tramite del medico competente. Il responsabile del
servizio di prevenzione ed i rappresentanti per la
sicurezza hanno accesso a detto registro.
2. Il medico competente, per ciascuno dei lavoratori
di cui all'articolo 242, provvede ad istituire e aggiornare
una cartella sanitaria e di rischio secondo quanto previsto
dall'articolo 25, comma 1, lettera c).
3. Il datore di lavoro comunica ai lavoratori
interessati, su richiesta, le relative annotazioni
individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e,
tramite il medico competente, i dati della cartella
sanitaria e di rischio.
4. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il
datore di lavoro invia all'INAIL, per il tramite del medico
competente, la cartella sanitaria e di rischio del
lavoratore interessato unitamente alle annotazioni
individuali contenute nel registro e, ai sensi
dell'articolo 25, ne consegna copia al lavoratore stesso.
5. In caso di cessazione di attivita' dell'azienda,
il datore di lavoro invia il registro di cui al comma 1 e
le cartelle sanitarie e di rischio all'INAIL.
6. Le annotazioni individuali contenute nel registro
di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio sono
conservate dal datore di lavoro almeno fino a risoluzione
del rapporto di lavoro e dall'INAIL fino a quarant'anni
dalla cessazione do ogni attivita' che espone ad agenti
cancerogeni o mutageni e fino ad un periodo di almeno
cinque anni dalla cessazione di ogni attivita' che espone a
sostanze tossiche per la riproduzione.
8. Il datore di lavoro, in caso di esposizione del
lavoratore ad agenti cancerogeni o a sostanze tossiche per
la riproduzione, oltre a quanto previsto ai commi da 1 a 7:
a) trasmette copia del registro di cui al comma 1
all'INAIL ed all'organo di vigilanza competente per
territorio, e comunica loro ogni tre anni, e comunque ogni
qualvolta i medesimi ne facciano richiesta, le variazioni
intervenute;
d) in caso di assunzione di lavoratori che hanno in
precedenza esercitato attivita' con esposizione ad agenti
cancerogeni o a sostanze tossiche per la riproduzione, il
datore di lavoro chiede all'INAIL copia delle annotazioni
individuali contenute nel registro di cui al comma 1,
nonche' copia della cartella sanitaria e di rischio,
qualora il lavoratore non ne sia in possesso ai sensi del
comma 4.
9. I modelli e le modalita' di tenuta del registro e
delle cartelle sanitarie e di rischio sono determinati dal
decreto del ((Ministro del lavoro, della salute e delle
politiche sociali))
12 luglio 2007, n. 155, ed aggiornati
con decreto dello stesso Ministro, adottato di concerto con
il ((Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali))
e con il Ministro per le riforme e le innovazioni
nella pubblica amministrazione, sentita la commissione
consultiva permanente.
10. L'INAIL trasmette annualmente al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali e al Ministero della
salute i dati di sintesi relativi al contenuto dei registri
di cui al comma 1 ed a richiesta li rende disponibili alle
regioni.».
 
Art. 18
Modifiche all'articolo 244 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 244 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, la parola: «ISPESL» e' sostituita dalla seguente: «INAIL» e le parole: «ad agenti chimici cancerogeni» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti chimici cancerogeni o mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione»;
b) al comma 2, le parole: «ad agenti cancerogeni, ne danno segnalazione all'ISPESL» sono sostituite dalle seguenti: «ad agenti cancerogeni o mutageni, o casi di effetti nocivi sulla funzione sessuale e sulla fertilita' delle lavoratrici e dei lavoratori adulti o sullo sviluppo della loro progenie da loro ritenute attribuibili ad esposizioni lavorative a sostanze tossiche per la riproduzione, ne danno segnalazione all'INAIL»;
c) al comma 3:
1) l'alinea e' sostituito dal seguente: «Presso l'INAIL e' costituito il registro nazionale dei casi di neoplasia di sospetta origine professionale e dei casi di effetti avversi per la salute da esposizione a sostanze tossiche per la riproduzione, con sezioni rispettivamente dedicate:»;
2) dopo la lettera c), e' aggiunta la seguente:
«c-bis) ai casi di effetti avversi per la salute da esposizione a sostanze tossiche per la riproduzione.»;
d) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
«4. L'INAIL rende disponibili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero della salute e alle regioni e province autonome i risultati del monitoraggio con periodicita' annuale.»;
e) la rubrica e' sostituita dalla seguente: «Registrazione dei tumori e degli effetti nocivi sulla funzione sessuale e sulla fertilita'».

Note all'art. 18:
- Si riporta l'articolo 244 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81, come modificato dal presente decreto:
«Art. 244 (Registrazione dei tumori e degli effetti
nocivi sulla funzione sessuale e sulla fertilita'). - 1.
L'INAIL, tramite una rete completa di Centri operativi
regionali (COR) e nei limiti delle ordinarie risorse di
bilancio, realizza sistemi di monitoraggio dei rischi
occupazionali da esposizione ad agenti chimici cancerogeni
o mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione dei
danni alla salute che ne conseguono, anche in applicazione
di direttive e regolamenti comunitari. A tale scopo
raccoglie, registra, elabora ed analizza i dati, anche a
carattere nominativo, derivanti dai flussi informativi di
cui all'articolo 8 e dai sistemi di registrazione delle
esposizioni occupazionali e delle patologie comunque attivi
sul territorio nazionale, nonche' i dati di carattere
occupazionale rilevati, nell'ambito delle rispettive
attivita' istituzionali, dall'Istituto nazionale della
previdenza sociale, dall'Istituto nazionale di statistica,
dall'Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro, e
da altre amministrazioni pubbliche. I sistemi di
monitoraggio di cui al presente comma altresi' integrano i
flussi informativi di cui all'articolo 8.
2. I medici e le strutture sanitarie pubbliche e
private, nonche' gli istituti previdenziali ed assicurativi
pubblici o privati, che identificano casi di neoplasie da
loro ritenute attribuibili ad esposizioni lavorative ad
agenti cancerogeni o mutageni, o casi di effetti nocivi
sulla funzione sessuale e sulla fertilita' delle
lavoratrici e dei lavoratori adulti o sullo sviluppo della
loro progenie da loro ritenute attribuibili ad esposizioni
lavorative a sostanze tossiche per la riproduzione, ne
danno segnalazione all'INAIL.
3. Presso l'INAIL e' costituito il registro nazionale
dei casi di neoplasia di sospetta origine professionale, e
dei casi di effetti avversi per la salute da esposizione a
sostanze tossiche per la riproduzione, con sezioni
rispettivamente dedicate:
a) ai casi di mesotelioma, sotto la denominazione
di Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM);
b) ai casi di neoplasie delle cavita' nasali e dei
seni paranasali, sotto la denominazione di Registro
nazionale dei tumori nasali e sinusali (ReNaTuNS);
c) ai casi di neoplasie a piu' bassa frazione
eziologia riguardo alle quali, tuttavia, sulla base dei
sistemi di elaborazione ed analisi dei dati di cui al comma
1, siano stati identificati cluster di casi possibilmente
rilevanti ovvero eccessi di incidenza ovvero di mortalita'
di possibile significativita' epidemiologica in rapporto a
rischi occupazionali.
c-bis) ai casi di effetti avversi per la salute da
esposizione a sostanze tossiche per la riproduzione;
4. L'INAIL rende disponibili al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, al Ministero della salute
e alle regioni e province autonome i risultati del
monitoraggio con periodicita' annuale.».
 
Art. 19
Modifiche all'articolo 245 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.
81

1. All'articolo 245 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, il comma 1 e' abrogato.

Note all'art. 19:
- L'articolo 245 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, abrogato dal presente decreto, recava:
«Adeguamenti normativi».
 
Art. 20
Modifiche al capo II del titolo IX del decreto legislativo 9 aprile
2008, n. 81

1. La rubrica del capo II del titolo IX del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e' sostituita dalla seguente: «Protezione da agenti cancerogeni, mutageni o da sostanze tossiche per la riproduzione».
 
Art. 21
Modifiche agli allegati 3B, XXXVIII, XXXIX e XLIII al decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81

1. I contenuti delle informazioni relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori, di cui all'articolo 40 e all'allegato 3B del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono integrati, mediante apposita voce e secondo le modalita' previste dall'articolo 40, comma 2-bis, del medesimo decreto legislativo, con la previsione dei rischi derivanti dall'esposizione a sostanze tossiche per la riproduzione.
2. L'allegato XXXVIII al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante «Valori limite di esposizione professionale di cui al titolo IX, capo I», e' sostituito dall'allegato XXXVIII di cui all'allegato A al presente decreto.
3. L'allegato XXXIX al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e' abrogato.
4. L'allegato XLIII al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante «Valori limite di esposizione professionale di cui al titolo IX, capo II», e' sostituito dall'allegato XLIII di cui all'allegato B al presente decreto.
5. Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo l'allegato XLIII, e' inserito l'allegato XLIII-bis di cui all'allegato C al presente decreto.
 
Art. 22

Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall'attuazione del presente decreto legislativo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 4 settembre 2024

MATTARELLA

Meloni, Presidente del Consiglio
dei ministri

Fitto, Ministro per gli affari
europei, il Sud, le politiche di
coesione e il PNRR

Calderone, Ministro del lavoro e
delle politiche sociali

Schillaci, Ministro della salute

Tajani, Ministro degli affari
esteri e della cooperazione
internazionale

Nordio, Ministro della giustizia

Giorgetti, Ministro dell'economia e
delle finanze Visto, il Guardasigilli: Nordio